L'espressione site-specific è generalmente usata nell'ambito dell'arte e della creatività contemporanee per definire un progetto che è pensato e che si inserisce in un luogo e per un uso specifico. L'interazione con l'ambiente è al tempo stesso premessa ispiratrice e parte attiva della site-specific installation art; l'a priori e l'in fieri coincidono.
Se Zuni ospita una mostra di ernest, se ernest "è come una festa in giardino a fine maggio con i palloncini colorati sugli alberi" e se la matematica non è un'opinione, la partecipazione dell'ufficiostampa di ernest consiste in una site-specific installation com: presentazioni takeaway flottanti dal soffitto, anziché flyer distribuiti o impilati su un banchetto.
Si ringrazia il media partner AdmCom per i fake luxury sponsor rigorosamente riciclati, contro gli sprechi e in nome dell'ecologia.
tavole e live performance di Laura Camelli, Francesco Cattani, Vincenzo Filosa, Samantha Luciani, Sara Pavan, Cristina Portolano, Alberto Talami
installazione di Rebecca Rossi
dj set I LOVE NJ
Ernest, la quotidianità che fa notizia. Come (non) lavorare all' Ikea (Cattani), la sessualità parlata dagli adolescenti (Pavan), prendere il sole sopra i rifiuti tossici (Vincent), decidere di sbattezzarsi (Lise/Talami): tutte esperienze personali e quotidiane che vengono trasformate dal fumetto in esperienze comuni e talvolta scatenano polemiche.
Si ringraziano Marco Ficarra e i ragazzi di RAM (Bologna) per i consigli sull'allestimento.
Dal 2 al 25 ottobre l’orario d’apertura è 19.00/01.30.
"Perché questo mondo che ci pare una cosa fatta di pietra, vegetazione e sangue non è affatto una cosa ma è semplicemente una storia. E tutto ciò che esso contiene è una storia e ciascuna storia è la somma di tutte le storie minori, eppure queste sono la medesima storia e contengono in esse tutto il resto. Quindi tutto è necessario. Ogni minimo particolare. È questa in fondo la lezione. Non si può fare a meno di nulla. Nulla può venire disprezzato. Perché, vedi, non sappiamo dove stanno i fili. I collegamenti. Il modo in cui è fatto il mondo. Non abbiamo modo di sapere che cosa può stare in piedi e che cosa può cadere. E quei fili che ci sono ignoti fanno naturalmente parte anch'essi della storia e la storia non ha dimora né luogo se non nel racconto, è lì che vive e dimora e quindi non possiamo mai aver finito di raccontare. Non c'è mai fine al raccontare."
Eccoci giunti al gran finale del turno nel torneo narrativo che ha infiammato gli animi al punto da agghiacciare addirittura i commenti!
E' la volta di Sara Pavan (caposquadra) e di un racconto grafico che sfida un racconto di parole.
Ha senso? Sono equivalenti? Parlano la stessa lingua..., cioè il danese? Ma soprattutto, quale vi piace di più?
Leggete e votate qui.
Grazie.