lunedì 25 giugno 2018

Di grani e odori in parole povere


«È Amortentia!»

«Lo è. Sembra quasi sciocco chiederlo» continuò Lumacorno, decisamente colpito, «ma immagino che tu sappia che effetti ha…»

«È il filtro d’amore più potente del mondo!» rispose Hermione.

«Esatto! L’hai riconosciuta, immagino, dalla sua tipica luminosità madreperlacea…»

«E dal vapore che sale in caratteristiche spirali» proseguì Hermione con entusiasmo, «e dovrebbe avere un odore diverso per ciascuno di noi, a seconda di ciò che ci attrae, e io sento aroma di erba appena tagliata e pergamena nuova e…»

Ma arrossì e non finì la frase.

«Posso chiederti come ti chiami, mia cara?» domandò Lumacorno, ignorando l’imbarazzo di Hermione.

«Hermione Granger, signore».


Harry Potter e il Principe mezzosangue, J.K.Rowling

Se ai maghi le parole non mancano e, anzi, sono uno dei loro strumenti di lavoro più affinati, agronomi e profumieri non sono altrettanto attrezzati.
È emerso recentemente a Bologna in momenti e contesti diversi.
Dal 13 al 15 giugno si è svolta la 1stInternational Conference of Wheat Landraces for Healthy Food Systems. La prima conferenza internazionale sui grani antichi, nata da un’idea del pioniere biologico Bob Quinn, è stata organizzata da Università di Bologna, IFOAM – Organics International e marchio KAMUT®, con il patrocinio di MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e SIA (Società Italiana Agronomi). Tante e varie le sessioni che hanno contribuito al dibattito sui grani antichi, tra ricerca, salute, nutrizione, nonché sistemi di agricoltura alternativa, sostenibilità e nuove prospettive di mercato, a cui hanno partecipato esperti provenienti da più di 30 Paesi di tutto il mondo, variegati non solo dal punto di vista geografico e culturale, ma anche professionale: accanto a scienziati, agronomi e biologi, anche agricoltori, panificatori e dirigenti di aziende del settore alimentare.
Il momento clou della conferenza è stato, però, la presa di coscienza di un confronto necessario e urgente sulla definizione stessa di “grani antichi”, locuzione generica adottata dal marketing e ormai familiare ai più, ma priva di valenza scientifica. D’altronde, anche il termine inglese “landraces” scelto per il titolo dell’evento non esaurisce la questione, poiché definisce una popolazione eterogenea e non equivale né include il termine “cultivar”, che si riferisce a un gruppo di individui tutti uguali.
Il dibattito non è semplice neanche nel mondo accademico e i gruppi di lavoro della Conferenza hanno per ora solo imbastito un’indagine che proseguirà nei prossimi mesi, con l’ambizione di pubblicare un Position Paper sulla rivista scientifica Journal of the Science of Food and Agriculture.
La ricerca di termini corretti e universalmente validi merita di essere approfondita in qualunque ambito, ma in particolare a proposito dei cereali, che da nicchia speculativa per addetti ai lavori, trovano sempre più spazio nella cultura alimentare e salutistica, nelle chiacchiere da bar e, come per Agnes Denes, perfino nell’arte.
C’è bisogno, invece, di trovare le parole, non solo di risistemarle, se parliamo di profumi, fragranze, aromi, odori.
Foto Smell Festival
Dal 24 al 27 maggio si è svolta la nona edizione di Smell Festival, uno degli eventi culturali più innovativi degli ultimi anni, ideato e tuttora diretto da Francesca Faruolo.
L’ultima giornata si è concentrata proprio su questa frustrazione. L’olfatto offre molte possibilità espressive, anche nell’interazione con gli altri sensi. Eppure, il linguaggio è quanto mai disarmato nel tradurre in parole l’olfatto. Nelle lingue occidentali ci sono poche parole specificamente riferite alle qualità olfattive e spesso si ricorre a similitudini o si attinge ad aggettivi di altri bacini sensoriali. I parolieri più audaci, come Gabriele D’Annunzio, le inventano e ci si inebriano. Ma parlare di odori rimane lessicalmente difficile e limitato e lo Smell Festival ha evidenziato come il glossario degli odori meriti di essere potenziato e valorizzato, sollecitando il contributo di aromatieri, filologi, neuroscienziati, nasi curiosi e menti fantastiche.
Foto Guido Calamosca

«Tanto, tanto tempo fa», cominciò la donna a fiori, la nostra Infanta Imperatrice era malata e stava per morire, perché aveva bisogno di un nome nuovo che poteva darle solo un figlio dell'uomo. Ma gli uomini non venivano più in Fantàsia e nessuno sapeva perché. E se lei fosse morta, sarebbe stata la fine anche di Fantàsia. Finché un  bel giorno, o per meglio dire una bella notte, arrivò un essere umano, un bambino, e diede all'Infanta Imperatrice il nome di Fiordiluna”.



La storia infinita, Michael Ende

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